Mentre le Olimpiadi in corso ci regalano le emozioni delle gare e delle medaglie e per qualche momento ci fanno dimenticare la situazione in cui l’Europa si trova, mi chiedo quale sia lo spirito che anima questa trentesima edizione dei giochi olimpici dei tempi moderni. Le Olimpiadi infatti, non sono mai state solo una faccenda legata esclusivamente allo sport. Sono una tregua simbolica, che si ripropone ogni quattro anni e in cui dovrebbero essere esaltati la fratellanza mondiale e il senso della comunità senza confini. Le misure di sicurezza e le regole imposte in queste Olimpiadi però qualche dubbio sul senso di fratellanza e sui confini della comunità li fanno venire.
Il sistema per gli accrediti è estremamente rigido, lo stesso vale per atleti e spettatori che vengono passati ai raggi x, perquisiti, ripresi e osservati dal momento del loro arrivo a quello della loro partenza. Lo so, viviamo tempi difficili, la minaccia del terrorismo incombe e queste misure, anche se inquietanti, servono a garantire la sicurezza di tutti.
E allora cosa pensare del codice di comportamento e di abbigliamento a cui devono sottostare gli atleti e che non gli consente, tra l’altro, di indossare indumenti di marche che non siano quelli degli sponsor ufficiali della manifestazione? E degli uomini della sicurezza, ovviamente armati, che sono negli stadi per rimuovere le eventuali magliette della Pepsi o i sacchetti di Burger King? Agli sponsor è stata promessa una “città pulita” e quindi questo è quanto serve.
E così ci troviamo all’interno di questa “città pulita” per costruire la quale molte persone si sono viste demolire le case, così da far spazio alla celebrazione, finanziata per lo più con denaro pubblico, in cui scintillano i marchi delle multinazionali. I tifosi accorsi da tutto il mondo potranno godere di un enorme centro commerciale e visitare il più grande McDonald’s del mondo mentre tutte le loro spese saranno controllate.
A chi tocca il lavoro sporco della “città pulita”? Naturalmente agli immigrati. Laurie Penny, sul n. 959 dell’Internazionale afferma che “il personale delle pulizie proveniente da vari paesi è stato sistemato in alloggi provvisori, dove ognuno pagherà 550 sterline al mese per il privilegio di dormire in un prefabbricato con altre nove persone”.
Ed ecco come il microcosmo delle Olimpiadi riflette il macrocosmo del mondo esterno fino all’ultimo turpe dettaglio.


























Da diversi decenni contesto, inutilmente, la radice stessa, il senso originario dalla parola “Sport” (http://www.etymonline.com/index.php?term=sport): nata per esprimere un divertimento, dunque attività fatte per puro divertimento e non per business competitivo.
Ne consegue, tra l’altro, che gli “sportivi” vanno chiamati con il loro nome: tifosi, cioè sostenitori di parte. E, sinceramente,non capisco che divertimento sia. Forse corrisponde ad un bisogno di “sentirsi qualcuno”, un po’ come Zelig quando venne trovato ad un raduno di nazisti: “Loro erano in tanti e lui aveva tanto bisogno d’affetto” (cito a memoria) !
Olimpiadi= consumismo, sprechi miliardari, indebitamento, corruzzione, doping, arbitri “sui generis” punteggi di merito dati da macchinette elettroniche, mille specialità diverse, ma guarda caso non esiste il rugby, sport leale e forte per antonimasia; però c’è in ping pong !!! Che atleti bisogna essere per fare una partita di ping-pong.
De Coubertain è superato, obsoleto, finito.
Le olimpiadi erano un periodo di tregua tra una guerra e un’altra, oggi non c’è più tregua; uomini armati, sui tetti delle case di Londra la contraerea, ma quale tregua, un affare commerciale per gli sponsor, dalle bevande alle automobili, nemmeno la corruzione e doping stanno fuori dalle olimpiadi; ci stiamo prendendo in giro da soli, così non possiamo fare causa a nessuno.
Che mondo falso, che perdita di tempo, che tristezza.
Olimpiade dovrebbe significare: atleti perfetti che corrono i cento metri, fanno la maratona, e lanciano il disco e il giavellotto, completamenti nudi senza sponsorizzare.
Ma che fine hanno fatto le Olimpiadi ???