Finalmente, finalmente una giornalista televisiva che adotta comportamenti da giornalista e non da velina. Volete sapere chi è questa mosca bianca? È Natascha Lusenti che insieme a Filippo Facci conduce la nuova edizione di In Onda, programma di approfondimento giornalistico de LA7. Ricordo le edizioni del programma condotte da Luisella Costamagna e Luca Telese in cui era tutto un susseguirsi di inquadrature dei decolté della Costamagna e di imbarazzanti panoramiche sottotavolo delle sue gambe. Perché acconsentire a questo? Quelle inquadrature aggiungevano forse qualcosa alla bravura della giornalista? Secondo me no, anzi oltre a svilire lei, svilivano anche il programma. Lo so, lo so, anche l’occhio vuole la parte, l’audience, ecc. Per contro però, non ho mai visto imbarazzanti inquadrature agli attributi di Telese. Perché essere brave non basta? Perché noi per prime lo pensiamo? L’elenco delle brave che cadono in tentazioni, forse comprensibili in una velina che oltre al proprio corpo non ha molto da offrire, è lungo e non solo nel settore giornalistico. Qualche esempio?
Pensate a Lili Gruber con labbra e zigomi modello gommone, a Cristina Parodi versione femminile del compianto Jacko, a Nicole Kidman con la faccia devastata dal botox. Poi ci sono i casi come quello di Mirian O’Reilly, giornalista della Bbc che ha fatto causa all’azienda sostenendo di esser stata messa da parte perché attempata, infatti, sarebbe stata invitata «a fare qualcosa per le sue rughe, magari considerando anche le iniezioni di botox». Insomma la morale della favola è sempre quella: non conta quanto sei brava devi comunque essere un appetibile oggetto di desiderio, una bella bambola di gomma senza età.
Per questi motivi apprezzo tanto il rigore che adotta la Lusenti, finiamola una volta per tutte di essere complici di questa mentalità che ci vuole oggetti.
P.S.: Mirian O’Reilly ha ottenuto 100 mila sterline di danni, il reintegro nella conduzione della sua trasmissione e la Bbc è stata accusata di “discriminazione basata sull’età”.



























Anch’ io, lo ammetto, ho avuto un’ iniziale buona impressione: ordinata, ben pettinata, voce bassa (sia nel tono che nel registro) e poca voglia di protagonismo.
Poi però, nelle puntate successive, l’ ho ascoltata meglio concludendo che si trattava della solita “quota rosa” d’ ordinanza. Davvero insoddisfacente.
Il tormentato Facci (tra un po’ si mangerà le unghie in diretta) per lo meno, quando non è impegnato a fare il brillante, qualche domanda non condita con la propria risposta riesce a farla.
Penso che quote rosa o meno, il fatto importante stia proprio nel come Natasha Lusenti si pone. Questo è l’importante. Sono qui, sono una giornalista e come tale mi comporto, senza sentire la necessità di mostrare altro o peggio di camuffare la mia eventuale inadeguatezza attraveso espedienti da avanspettacolo.
Ho visto con immenso piacere una “perla” purissima di professionalità, decisione e grazia, era tempo che non mi capitava di notare qualcuno che uscisse dalla massa delle mediocrità, con tante lunghezze di vantaggio sugli altri e sulle altre. E’ un grosso acquisto per il giornalismo-spettacolo. Fa bene agli occhi e alla mente respirare aria nuova e non stantia.