In Italia 1 comune su 7 ha superato il 65% di raccolta differenziata. Ciò significa che il 13% dei comuni italiani ha avviato un sistema efficiente per la gestione dei rifiuti. Lo ha evidenziato il dossier di Legambiente Comuni Ricicloni 2012. E in testa, tra le regioni col maggior numero di comuni virtuosi, ci sono la Lombardia e il Piemonte. Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige, Lombardia e Piemonte occupano le prime 5 posizioni.
A Verona, però la situazione è ben diversa e la città rischia pesanti sanzioni se entro la fine dell’anno non raggiungerà il 65 per cento di raccolta differenziata dei rifiuti stabilito dalla legge e dalle direttive europee. Unitile dire che le pesanti sanzioni saranno poi prelevate dalle tasche dei cittadini. L’allarme è partito da due associazioni, Salute Verona e Cittadini per la tutela del territorio di Verona est, che si battono contro la riattivazione dell’inceneritore di Ca’ del Bue.
Nel mese di luglio in regione saranno esaminate le osservazioni alla VAS (Valutazione Ambientale Strategica) relativa alle linee guida del nascente nuovo Piano regionale dei rifiuti urbani e speciali. Il nuovo piano avrà lo scopo di inquadrare e orientare tutte le scelte che riguardano la gestione dei rifiuti urbani e speciali nel territorio Veneto, e quindi anche nel nostro territorio. Il precedente piano, risaliva al 2004 e da allora non è più stato aggiornato. Cosa che andrebbe fatta ogni 2 anni. In questo contesto si può ben comprendere come la strategia seguita fino ad ora sia stata fuorviata da dati di partenza nel frattempo enormemente mutati. A breve, a Verona, fa sapere l’assessore Toffali partirà uno studio di monitoraggio ambientale e sanitario, che avrà come organo incaricato I.S.S. (Istituto Superiore di Sanità) che dovrà dire con precisione come è la situazione sul territorio circostante l’area dell’inceneritore. Lo studio avrà una durata di 18 mesi ed un costo di 120 000 euro. Indovinate chi dovrà pagare? Ovviamente cittadini veronesi. La domanda sorge spontanea: non sarebbe invece corretto che a pagare fosse la ditta che costruisce l’impianto visto che asserisce che non inquina? Su un impianto che costa 140 milioni di euro non si potrebbe far rientrare i 120 000 euro dello studio? Sembra di no. Tra l’altro lo studio, rischia di essere fine a stesso, dal momento che ci vorranno circa 2 anni per realizzarlo. Sempre che siano rispettati i tempi dichiarati. E probabilmente per quella data l’inceneritore sarà già arrivato al camino. C’è di che meditare o di che arrabbiarsi. Fate voi.



























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