65 mila o 400 mila? Non sono numeri , si tratta di uomini e donne in carne ed ossa, che senza colpa si ritrovano senza lavoro e senza pensione. Certo stabilire il loro numero reale è importante, ma è importante anche riflettere bene su questa vicenda perché il caso “esodati” fotografa meglio di ogni altro la vera natura di questo governo, che come nessun altro nella storia dell’Italia democratica e repubblicana del dopoguerra, rischia di rendere attuali le analisi di Jean Jacques Rousseau che concepiva lo Stato come mera “sovrastruttura posta a difesa degli interessi economici della classe dominante”. Il ministro del lavoro Elsa Fornero, più che del tecnico competente fa la figura di una maestrina improvvisata, incapace persino di fare due conti. Il ministro per lunghissimo tempo fornisce cifre inattendibili circa il numero effettivo dei lavoratori coinvolti in questa buia e vergognosa pagina di cattiva politica italiana, quando l’11 giugno l’agenzia Ansa rende pubblica una relazione elaborata dai vertici dell’Inps che aumenta il numero dei potenziali esodati dai 65 mila riconosciuti dal governo, ai quasi 400 mila realmente coinvolti. Come reagisce alla notizia Elsa Fornero? Convoca i vertici dell’istituto pensionistico, il presidente Antonio Mastropasqua e il direttore generale Mauro Nori, per chiedere non meglio precisati “chiarimenti” e rilascia dichiarazioni piccate e offensive nei confronti delle istituzioni pubbliche. È mai possibile nell’epoca del 2.0, si debba discutere sull’attendibilità delle cifre fornite dall’Inps? L’atteggiamento del ministro oltre ad apparire vergognoso ha anche il sapore dell’intimidazione e mostra una assoluta mancanza di rispetto verso le ragioni della verità e della dignità.
In Veneto l’esercito dei né lavoratori né pensionati conta circa 10 mila persone, ma le stime sono approssimative, perché i molti che oggi sono in mobilità o in cassa integrazione, quando finiranno le misure di sostegno si ritroveranno nelle stesse situazioni degli esodati, senza nemmeno aver “concordato” volontariamente l’esodo. Perché su 20mila lavoratori in mobilità nel 2011, il 40% sono over 50: gente che ha meno possibilità di altri di rientrare nel mondo del lavoro. A Verona sono migliaia, probabilmente tremila. È difficile contarli, perché ogni azienda potrebbe averne creato qualcuno. La Cisl Verona ci ha provato. «Nel settore commercio trattato dalla Fisascat – dice Massimo Castellani, segretario generale Cisl – abbiamo 40 iscritti che si trovano in questa condizione. Tra i metalmeccanici Fim ne abbiamo contati 79». 5 alla Alstom alla Bassona, 15 alla Kss di Tregnago, 3 alla Verall di Verona, altri 3 alla Fromm di Caprino e ancora 3 alla Sierra di Bevilacqua. E poi: 25 alla Ferroli di San Bonifacio, 15 alla Perlini International sempre di San Bonifacio, 3 alla Bertolaso di Zimella, 2 alla Exide alla Bassona, 2 alla Zanardi di Minerbe, 2 alla Riello Sistemi sempre a Minerbe, uno alla Lever di Arbizzano. Altri 40 ne ha contati inoltre la Femca tra i chimici della Glaxo e della Air Liquide. Castellani ha dichiarato: «Non siamo di fronte a un problema contenuto, ma a un dramma che in Italia tocca oltre 300 mila persone e a Verona almeno 3 mila. È assurdo che la riforma delle pensioni abbia colpito in questo modo anche chi era già uscito dal mercato del lavoro, perché anche in passato ci sono state riforme dolorose, ma hanno sempre toccato le pensioni future, non quelle che erano in procinto di essere erogate».



























Vorrei anche io dire “vergogna”; ma chi si dovrebbe vergognare ? Il Ministro o il Presidente dell’I.N.P.S.; il Ministro che ha preceduto la Fornero o quello prima ancora, e perchè non vergognarsi tutti un pochino quelli che hanno rappresentato i lavoratori italiani in questi ultimi 10 anni, Sindacati compresi.
Un puntuale articolo merita un commento, e anche di più !!!
Che vergogna!