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MoVer, un affarone

24 giugno 2012
by Luciano Lorini

Mi sono fatto la Mover. Ho usato la formula più conveniente per me, utente occasionale dei giorni piovosi (che altrimenti vado in bici): il borsellino elettronico. Praticamente si acquista un credito (taglio minimo 15 euro) che viene caricato sulla tessera, per poi utilizzarlo a poco a poco, in modalità “a scalare”; un po’ come per le ricariche telefoniche. A differenza di queste ultime, però (per le quali un contratto garantisce le modalità di tariffazione), la tessera MoVer non garantisce un numero determinato di viaggi sul mezzo pubblico, in quanto il loro costo è comunque determinato dal fluttuare delle tariffe, abbastanza stabili in passato, quantomai ballerine in tempi recenti.

Già una volta infatti, da quando ne sono fortunato possessore, il mio borsellino è stato istituzionalmente scippato di una parte del suo valore: fu a gennaio 2011, in occasione del passato aumento tariffario del 10%. Ora si prepara un secondo giro: tra una settimana, il primo luglio, verrò “ritassato” di oltre il 18% del saldo. Logicamente, il danno in valore assoluto è tanto maggiore quanto la cifra residua caricata sulla tessera.

Mi sono fatto la Mover, sono ormai passati tre anni. Lo so bene, in quanto un bel mattino la macchinetta me l’ha rifiutata e mi sono ritrovato a fare la parte del “portoghese” involontario, senza spicci per l’emettitrice di bordo (a tariffa maggiorata) e senza, ovviamente, biglietti in tasca. Mossa a pietà, una solidale passeggera (di colore), mi ha regalato un biglietto… Subito non ho realizzato cosa fosse successo, ma poi ho capito: la MoVer, infatti, “scade” dopo soli tre anni. Rinnovarla richiede un obolo di 6 euro (più la foto nuova, mi dissero, per poi scoprire che non era invece necessaria) per la riemissione, pena la perdita del credito residuo che non è rimborsabile (nemmeno se decidessi di recedere dal contratto), ma solo trasferibile su un nuovo documento.

Salvo il voler pensar male mi sfuggono le ragioni di tale clausola (vessatoria). Ragioni tecniche? In piena era tecnologica? Ma fatemi il piacere!… Forse allora sarà perché la foto resta giovane mentre il soggetto invecchia (una sorta di Dorian Gray alla rovescia)? Battute a parte, è poco credibile, dal momento che persino alla carta d’identità, documento di ben più nobile lignaggio, è stata riconosciuta la proroga della validità a dieci anni. E allora?

Vogliamo mettere il vecchio biglietto di carta, sempre valido, in barba ad ogni aumento? Non aumenta e non scade: sopra non c’è scritto nulla a riguardo, ed essendo il titolo di viaggio il contratto stesso, c’è da credergli. Quasi quasi mi riconverto e torno indietro (e faccio scorta).
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E’ un’altra occasione perduta, perché la MoVer card (obbligatoria per il rilascio di abbonamenti, facoltativa in sostituzione del biglietto per gli utenti ordinari e occasionali) sarebbe una bella possibilità di estensione del servizio all’utente: “biglietto” sempre disponibile in portafoglio; possibilità di ricarica online; meccanismo di sconti che parifica il biglietto elettronico a quello cartaceo e, per utilizzi più massicci, all’abbonamento, garantendo di non superarne mai il costo relativo. Certo, ancora non è possibile l’utilizzo combinato urbano/extraurbano (questa sì sarebbe la vera comodità) e per la tariffa integrata è ad oggi necessario recarsi dal tabacchino, ma non disperiamo: magari un domani, quando verranno unificati i CdA…

Delle fastidiose ombre alle quali abbiamo accennato poco si parla (e l’Azienda si guarda bene dall’evidenziarle). Eppure il cliente che, esprimendo fiducia a un’azienda e alla sua gestione, anticipa una somma in contanti, in ogni realtà commerciale che si rispetti non verrebbe certo ritenuto un pollo da spennare bensì una preziosa risorsa, da considerare con attenzione e magari fidelizzare con premi e incentivi. Non dimentichiamo infatti che la MoVer card, da un punto di vista aziendale, presenta l’indubbio valore aggiunto di poter tracciare le abitudini di spostamento dell’utenza (frequenza viaggi, itinerari, combinazioni linee) data dalla possibilità di identificare univocamente ciascuna tessera (mentre il biglietto è anonimo) ai fini di eventuali elaborazioni statistiche. Questo ritorno preziosissimo per le funzioni di pianificazione e controllo e per il marketing, giustificherebbe già di per sé l’impiego di consistenti risorse da investire nella promozione, mentre purtroppo avviene esattamente il contrario.

E’ il solito accanimento sui consumatori utenti/clienti, già sufficientemente bastonati dal sempre crescente calo dei livelli di servizio. E’ la miopia di chi, incompetente, una volta di più dimostra di non saper cogliere le opportunità per uno sviluppo che possa dirsi veramente tale. I veronesi protestino.

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3 Comments for this entry

  • giulio scrive:

    Questa è una strada intrapresa per distruggere il sistema dei trasporti a Verona, ma non potendolo eliminarlo semplicemente lo rendono inservibile, gli autobus a Verona sono utilizzati dalle ultime fasce della società, gli stranieri e le persone che non hanno la possibilità di comprarsi la macchina perchè con questi disservizi è impossibile che una persona che può permetterselo aspetti 40 50 minuti per andare a lavoro, potete leggere le varie proteste anche in questa pagina
    https://www.facebook.com/AtvVeronaVergogna

  • Gianni scrive:

    Luciano, una persona acuta come te dovrebbe aver capito che anche questi spicciolini sono necessari a diminuire i buchi che i nostri grandi manager sanno realizzare nel nostro scassatissimo sistema di trasporti. Se non contribuisci anche tu come fanno? Morale: usa la macchina, se non ripartiamo oggi quando?

  • Gianni Falcone Gianni Falcone scrive:

    Sicuramente amministratori e manager, costretti ad usare fastidiose auto blu, sono al corrente dei problemi e stanno studiando le opportune soluzioni: probabilmente un’altra società da aggiungere alle tre che già esistono, la Mover SpA.
    Tanto per semplificare…

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