Scoppia la questione trasporti e, come sempre, dall’alto si fa in modo da ingarbugliare per bene le cose in modo che i cittadini non capiscano di chi siano le responsabilità: si tagliano le linee, chi si è abbonato non verrà rimborsato, paesi e contrade resteranno isolati, e in compenso si aumenta sensibilmente il prezzo dei biglietti.
Tutto per colpa della crisi, naturalmente, e in subordine, a seconda di chi parla, della Provincia, del Comune o della Regione. Fosse vero, è comunque la prova che chi ci amministra sa farlo solo quando tutto va bene mentre è incapace di progettare soluzioni non penalizzanti quando le cose si complicano. Senza parlare dell’ulteriore colpo basso alla sensibilizzazione verso il trasporto pubblico.
La realtà è che fino a qualche anno fa esistevano due aziende trasporti, una per la città e una per la provincia, e a qualcuno venne la bella idea di unificarle per ridurre i costi e aumentarne l’efficienza.
Poteva funzionare, ma nella realtà si è solo creato un terzo carrozzone perché le precedenti aziende sono rimaste in piedi, con annessi e connessi di spesa.
Sulle spalle di noi cittadini, naturalmente.


























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