Anche quest’anno, per l’ultima volta da “padre di coprotagonista”, ho avuto il piacere di assistere allo spettacolo che i bambini delle scuole primarie hanno allestito a conclusione del percorso educativo-didattico che, attraverso il progetto Musica d’insieme per crescere (già noto in passato come “Disegnare musica”), li ha accompagnati nel mondo della musica sin dai primi anni di scuola.
Il progetto, giunto ormai alla sua quattordicesima edizione, è originariamente scaturito dalla sensibilità e della passione di Elisabetta Garilli la quale, grazie a numerose collaborazioni con validissimi musicisti/didatti e alla fiducia di moltissime persone, nell’ambiente didattico (genitori, insegnanti e dirigenti in primis) e nelle istituzioni (pubbliche e private), è riuscita a coronare il sogno di far vivere questa stupenda esperienza ai bambini di tutta la città e, più recentemente, anche di alcuni istituti della provincia.
Assistere a uno spettacolo-concerto di questi bambini (nel “saggio” finale del Maggioscuola, in Gran Guardia, sono sempre 100-150 sul palcoscenico), osservarne l’impegno e l’efficacia del risultato, sorprendersi per la qualità dell’esecuzione (sincronia ritmica e capacità espressiva), specialmente in considerazione del fatto che le prove generali d’insieme non durano più di mezz’ora, può solamente lasciare intuire il grandissimo lavoro di preparazione che sta dietro al tutto. Lavoro immenso, in tempi davvero ristretti: come dice infatti la Maestra Elisabetta «non ci si può permettere di sprecare nemmeno un minuto», dato che il “pacchetto” di ore per ciascuna classe quasi sempre non supera le dieci lezioni. E non si tratta comunque di mera tecnica musicale, non è soltanto esecuzione, anzi: l’obiettivo primario, come ben sintetizza il nome, è l’occasione di crescita e formazione umana attraverso la musica. Tutti i bambini sono coinvolti, indipendentemente dalle loro attitudini musicali; per tutti c’è l’opportunità di apprendere un nuovo linguaggio, che non è per nulla esclusivo, anzi, fondamentale e imprescindibile, alla portata di ciascuno (purchè adeguatamente accompagnato).
Nel suo saggio “L’autorità perduta” (Einaudi, 2011 – “La musica che educa” pagg. 12-13) Paolo Crepet, riportando una simile esperienza berlinese del grande direttore d’orchestra Daniel Barenboim, creatore dell’asilo musicale (Musikkindergarten) riferisce:
«Non vogliamo educare i bambini alla musica, – dice Daniel Barenboim, – ma educare i bambini alla vita attraverso la musica. La musica deve introdurre alla quotidianità e i bambini devono accostarsi ad essa come in un gioco».
«L’educazione musicale, – ha aggiunto la direttrice dell’asilo in un’intervista, – non deve essere elitaria. Abbiamo gruppi di quindici bambini (dai due ai cinque anni) con due pedagogiste che sanno suonare almeno uno strumento. La musica secondo noi ha un ruolo primario per la crescita e lo sviluppo di un bambino non perché è intesa come intrattenimento, ma come parte fondante delle sue capacità espressive. La nostra idea è quella di immergere un bambino nel mondo dei suonii senza interferenze, lasciando che la musica venga appresa come avviene per il linguaggio». [...]
La musica, come ha detto il maestro Claudio Abbado, non è importante per i bambini per farli diventare musicisti, ma per insegnare loro ad ascoltare e, di conseguenza, ad essere ascoltati.
Noi veronesi siamo fortunati: stiamo vivendo la passione e la competenza di un gruppo di musicisti validamente coordinati e da anni l’intera comunità gode il frutto delle loro intuizioni. Il progetto, che ha già accompagnato più generazioni di nostri scolari in questo meraviglioso cammino, continua ad incantarci e commuoverci per la ricchezza di questa esperienza. L’osservazione diretta dei nostri figli ci consente di apprezzare quanto vere siano le affermazioni sopra riportate. Eppure… Eppure da sempre, ogni anno “Musica d’insieme” deve lottare per la sopravvivenza, alla ricerca dei fondi che permetteranno di continuare nell’opera meritoria di formazione dei nostri piccoli. E’ un peccato, perché è chiaro che questa incertezza sul domani assorbe una quantità di energie che potrebbero essere destinate altrimenti, per sviluppare ed affinare la proposta didattica. E’ inoltre un peccato dover constatare come, anche per le esperienze unanimemente riconosciute come sostenibili, si debba ogni anno ripartire daccapo, quasi a doverne riaffermare la validità. Ognuno si impegni come può, per non far languire nell’indifferenza le eccellenze della nostra società.

























Si dice: “prima riempiamo la pancia e poi il resto”, ignorando che l’apporto della musica e della cultura in generale alla formazione umana si traduce in maggior rispetto, più democrazia e migliore organizzazione sociale. Tutte cose che, tra l’altro, danno ottimi risultati anche quando si tratta di riempire pance.