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C’è tempo fino al 25 giugno per visitare, all’Architektzentrum di Vienna, la mostra “Hands-On Urbanism1850–2012. The Right to Green”, letteralmente “Partecipazione urbanistica. Il diritto al verde”.
Il titolo, dice Elke Krasny, curatrice dell’esposizione, non esplica immediatamente il significato della mostra, che vuole focalizzare l’attenzione sull’urbanesimo, sull’urbanizzazione e sugli abitanti che vivono nelle cittĂ : come vivono e qual è il loro ruolo all’interno del processo di urbanizzazione degli spazi, un ruolo che li vede protagonisti attivi nel costruire il paesaggio urbano.
La mostra è dunque dedicata alla storia e all’idea di appropriazione della terra all’interno degli spazi urbani allo scopo di creare zone coltivate da cui ricavare alimenti per il sostentamento quotidiano.
La curatrice porta 19 esempi contemporanei che illustrano come possa avvenire uno sviluppo urbano “dal basso” in città come Chicago, Leipzig, Vienna, Brema, New York, Parigi, Hong Kong, Istanbul, Porto Alegre, Havanna o Quito.
In questo modo viene data una panoramica di questi processi informali, collettivi, autonomi ma organizzati in modo efficiente, e degli spazi che da essi sono nati.
La mostra presenta una storia diversa dell’urbanesimo che pone interrogativi pressanti ad architetti ed urbanisti e si domanda, altresì, in che modo stiamo utilizzando le nostre risorse.
La tradizione dell’orto è antichissima ed ha sempre risposto all’esigenza primaria dell’uomo di produrre il cibo per l’alimentazione propria e della famiglia. Oggi assume anche significati ulteriori e diversi: da una parte produrre con le proprie mani ciò che si mangia dà maggiori garanzie di sicurezza alimentare, dall’altra la crisi mondiale sta facendo rinascere l’idea che coltivare un orto sia una risorsa e un investimento. Inoltre, c’è un vantaggio pubblico dal momento che gli orti collettivi sono sempre un momento estremamente gratificante di socializzazione.
Un esempio significativo di questo fenomeno, che dire “rivoluzionario” è eufemistico, è quanto avvenuto durante la rivoluzione di piazza Tahrir, un luogo urbano che nelle mappe antiche appariva come uno spazio vuoto, classificato come agricolo per la coltivazione di vegetali, vedi orti. Oggi, dopo gli avvenimenti della “Primavera araba”, al Cairo sono riapparsi gli orti urbani, perchĂ© la crisi alimentare si è fatta sentire e si è ritornati a coltivare all’interno della cittĂ .

Anche in alcune città italiane esistono fenomeni di orti urbani, spesso nati dalla concessione delle amministrazioni a privati di coltivare spazi altrimenti lasciati all’incuria o sottoposti a sicure speculazioni edilizie.
Anche a Verona vi sono, pochi, ma si spera possano aumentare, casi di orti urbani, come testimoniano le foto di Cristina Deboni (qui sotto gli orti nel quartiere Saval).

Come dice la curatrice della mostra viennese nel video di presentazione, nell’ambito dello sviluppo urbanistico dobbiamo considerare che le soluzioni cui si arriva sono sempre un modo di contrastare le situazioni di crisi, come l’attuale, e che non sono i piani urbanistici calati dall’altro a dare una soluzione ai problemi, piuttosto una crescita “dal basso” perchĂ© in grado di porsi in modo trasversale. PerchĂ© la crisi esiste, è globale, tutti la stiamo vivendo e non esiste una soluzione definitiva. I due principali indicatori di crisi sono le coltivazioni e l’urbanizzazione, ed esiste infatti una battaglia tra spazi costruiti e zone coltivate. Una situazione reale che diventa un problema politico a livello globale. Un problema che la mostra vuole indagare analizzando i risultati urbanistici delle soluzioni alle crisi succedutesi nell’arco di quasi due secoli di storia a livello mondiale.

Hands-On Urbanism 1850–2012. The Right to Green
Vienna, Architektzentrum
Fino al 25 giugno

Federica Lavarini

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