La crisi che invita ad un utilizzo oculato delle risorse, la tendenza a limitare le cosidette “grandi opere” alle strutture effettivamente necessarie, la scelta in molti Paesi di scoraggiare il traffico automobilistibìco in città favorendo forme alternative e non inquinanti di mobilità: già questi elementi avrebbero dovuto indurre a qualche ragionamento di prudente riconsiderazione del megaprogetto del passante nord.
Ora drammaticamente si aggiunge la questione sismica: le scosse di qualche mese fa non sono state un episodio isolato ma l’avvio di un assestamento del sottosuolo che sta scuotendo per intera la pianura padana. Gli scienzati non hanno parole tranquillizzanti, mentre i disastri e i morti aumentano di ora in ora. Gli epicentri e le zone danneggiate hanno la stessa classificazione sismica del territorio che sarà attraversato dal passante e quanto sta accadendo ci offre l’opportunità di capire che nessuna zona è risparmiata per sempre ma anche di “vedere” in proiezione a cosa potremmo andare incontro, in aggiunta alla devastazione ambientale e sociale che l’opera produrrà.
E’ proprio impossibile fermarsi un attimo e ragionare, capire, ascoltare?
Oppure, anche davanti ai segnali che la natura manda, deve continuare a prevalere l’idea sciagurata che si possa all’infinito violentare il territorio in nome di benefici tutti da dimostrare?
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Ad uno dei motivi del nostro ricorso al Tar nel quale si evidenziava l’opportunità del parere sismico sul Passante Nord, il Comune di Verona nella sua memoria indica la nostra preoccupazione come “infondata… il Comune di Verona è incluso nel livello più basso di rischio sismico (quello 3, come riconoscono i ricorrenti), cosicché il parere preventivo ai fini antisismici sugli strumenti urbanistici non è obbligatorio”.
Possiamo stare tranquilli: per il passante nord non serve il parere sismico perché siamo in zona 3. Come Mirandola, Finale Emilia, Modena ..