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Il fiume Adige e il Boschetto che fu

22 marzo 2012
by Federica Lavarini

boschettoMarzo 2012, a passeggio una domenica mattina in quella che fino a pochi mesi fa è stata una incantevole oasi naturale lungo il fiume Adige per rimane turbati alla vista di un paesaggio che evoca una guerra accanitasi contro chissà quale nemico se non la magica bellezza che caratterizzava questo luogo. Dov’è finito il bellissimo Boschetto, conosciuto da tutti i veronesi come meta di passeggiate, a piedi o in bicicletta, o approdo per le bellissime gite in rafting durante i mesi estivi? Se qualcuno sa “scagli la prima pietra” ma, prima, si guardi attorno perché potrebbero apparire i fantasmi richiamati dall’horror vacui che ora ha preso dimora.

L'Adige in località Boschetto nell'autunno 2011

Sì, perché se “la natura rifugge il vuoto” qui ne abbiamo una prova evidente, una prova sensoriale, visiva, sentimentale, un vuoto brutale che viene lasciato alla natura dopo che questa, in anni di straordinario lavoro, ha favorito la crescita di bellissimi pioppi neri, olmi, gelsi, solo per citare alcune specie, oltre che la vita di animali ormai sconosciti a chi abita in città, come rane, ranocchi, farfalle, rapaci notturni e fiori, alcuni rari.
Che cosa rimarrà agli abitanti di Verona… e non solo visti gli entusiastici commenti di molti stranieri ad alcune foto* scattate nell’autunno scorso? L’ultimo, per questa zona, con i caratteristici dorati colori della stagione che precede l’inverno. Al posto di un sognante tratto cittadino del fiume Adige, ora si trovano in azione ruspe, cataste alte tre metri di alberi tagliati, radici aggrovigliate, un lungo serpentone di terra largo un metro e mezzo e alto il doppio, dove si è fatto credere che, tutto sommato, passerà una pista ciclabile. Ciò nonostante, visto tanto degrado e svilimento, non si può credere sia vero se non a ulteriore detrimento della natura che pazientemente aveva, invece, costruito.

La costruzione dell'argine lungo il fiume Adige

Un argine, dunque, per difendersi dalle piene del fiume Adige? Ma veramente c’era bisogno di tutto questo?
Non è bastato l’abbattimento, che tante proteste ha suscitato, dei bellissimi centenari pioppi cipressini avvenuto la scorsa primavera. Dopo, il silenzio. Che ha incoraggiato il movimento di ruspe, scavatori, motoseghe e tutto ciò che serve per imprigionare il grande Adige in un argine che nulla ha di naturale, bensì costituirà un continuum con quello dei grandi muraglioni cittadini. Forse questo aiuterà a rendere salva dalla zona dallo sversamento durante le piene del fiume, ma c’è da chiedersi, a che pro tutto questo?

* Due foto di questo post sono state scattate da Cristina Deboni, che ringraziamo. Sul suo blog una splendida galleria di immagini del Boschetto, che ci aiuta a capire cosa stiamo perdendo nel colpevole silenzio di tutti.

Federica Lavarini

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3 Comments for this entry

  • Marcello scrive:

    Un argine sicuro per il Porto era necessario, resta da vedere se questi lavori efficaci alla bisogna in caso di una grossa fiumana; l’impressione è che tolti i grandi alberi e praticata una strada di servizio il nuovo argine non sia più robusto del precedente. Vorrei sbagliarmi ma ad esempio mi pare che i lavori dopo la diga portino ad un restringimento del letto del fiume. Non sono stato al Boschetto però … Speriamo.

  • Federica Lavarini scrive:

    Ciao Cristina,
    grazie del tuo commento. E’ vero, è uno scempio, che sta continuando anche qualche chilometro più avanti, al Pestrino.

  • Cristina Deboni scrive:

    Ciao Federica, un vero scempio, a volte si possono fare dei lavori senza essere così invasivi e distruttivi. Speriamo almeno che una volta ultimato tutti i lavori piantino nuovi alberi in sostituzione di quelli abbattuti.
    Complimenti per l’articolo. Ciao Cristina

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