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Nella trasmissione del 1 febbraio di “Un giorno da pecora”, in onda su Radio 2, la moglie di Flavio Tosi, sindaco di Verona, ha dichiarato che non lo voterà. La domanda è: se non lo vota lei, che lo conosce bene, perché dovremmo votarlo noi? Ma le chiacchiere di oggi sono di altro tipo, sono dolci, dolci di carnevale e sono la prima ricetta con la quale mi sono cimentata tanti e tanti anni fa, prendendola dal “Manuale di Nonna Papera”. Tutt’ora è la ricetta che preferisco e quindi uso, per questo dolce che ha tanti nomi e tante versioni.

Cosa occorre
per 8 persone:
350 gr di farina, 3 uova, 3 cucchiai di zucchero, 3 cucchiai di vino bianco secco, 1 pizzico di sale, olio per friggere, zucchero a velo q.b.
Come si fa: : in una zuppiera, o su una spianatoia o su una grande carta pesante appoggiata al piano del tavolo, disponete la farina a fontana. Nel centro ponete le uova intere (ma senza guscio), lo zucchero e il sale. Mescolate e impastate bene gli ingredienti aggiungendo poco alla volta il vino, lavorando prima con un cucchiaio di legno poi con le mani (pulite!) fino a ottenere una palla di pasta omogenea. Sistematela sul piano del tavolo e stendetela con un matterello (in mancanza di questo con una bottiglia vuota). Stendete, stendete fino a ridurre la palla in uno strato molto sottile. Tagliatelo a strisce irregolari larghe cm 3-4 e lunghe cm 7-8. Preparate in un tegame, meglio se dotato di un lungo manico, dell’olio che farete scaldare a fuoco vivo. Quando l’olio sarà bollente versate tante strisce di pasta quante ne può contenere la padella e toglietele quando le vedrete ben dorate. Appoggiatele man mano su un piatto ricoperto da una carta, del tipo carta da zucchero cioè assorbente, in modo che le chacchiere perdano l’unto, e spolverate di zucchero al velo.
Cosa bere? Lo sentite? È il profumo del Marsala…
Che musica ascoltare? Memories di David Guetta perché a volte è proprio così: “All the crazy shit I did tonight, those will be the best memories, I just wanna let it go for the night that would be the best therapy for me”.

Cinzia Inguanta

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