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BBC World e le lobby dell’Informazione

Gruppi d’interessi costituiscono il mondo dell’Informazione globale. Società transnazionali, tramite sedi sussidiarie, associate e joint ventures si ramificano in ogni parte del mondo conosciuto per conquistare quote azionarie in giornali e tv o per creare strumenti d’informazione nuovi. Un esempio di questi gruppi è l’Independent News & Media PLC (http://www.inmplc.com), vero e proprio gruppo di comunicazione e informazione; i paesi dove il gruppo è presente sono l’Australia, l’Irlanda, la  Nuova Zelanda, l’Irlanda del Nord, l’Indonesia, Hong Kong e il Sud Africa. L’Independent News & Media PLC gestisce un patrimonio lordo di 2,1 miliardi di euro e ricavi pari a 1,3 miliardi di euro. Impiega più di 8.000 dipendenti in tutto il mondo. Si parla di centinaia di giornali, radio, siti  internet, operazioni pubblicitarie (http://www.inmplc.com/reports/uploads/INM_Annual_Report_2009.pdf). Pensate alla pressione che un gruppo del genere può avere nel campo dell’Informazione e in generale nelle istituzioni degli organismi internazionali, grazie soprattutto alle possibilità che questo gruppo avrebbe di portare a buon fine progetti di sviluppo dell’informazione locale in decine di zone in crisi. Non c’è nessun fine critico in ciò che scrivo: il mondo che oggi ci gravita intorno è imperniato sull’economia globale nella quale si caratterizzano le funzioni economiche. Quindi a cattivo gioco si deve fare buon viso…
Ed ecco che un altro soggetto, la società multinazionale dell’Informazione, oltre che ONG e OIG, entra in “scena” nello sviluppo di questo mio articolo, sostenendo l’idea che le condizioni per un’Informazione “In e Out” ci sarebbero: basterebbe raccordarle insieme per raggiungere un compromesso tra economicità ed eticità, tra lavoro e crisi, tra chi non vuole solo stare sulle copertine dei giornali per la sua faccia sofferente e polverosa e chi  rischia per scrivere la notizia più reale possibile.
Per sapere di più sulla British Broadcasting Corporation bisogna leggere il libro di Hibberd Matthew , Il grande viaggio della BBC. Storia del servizio pubblico britannico dagli anni venti all’era digitale, 2009, ed. Hoepli, pp. 409. Se si volesse invece navigare sul sito ufficiale della BBC (http://www.bbc.co.uk/aboutthebbc/) si capirebbe il ruolo svolto da questa emittente pubblica, che supera in profitti la Rai e Mediaset  messe insieme (per la documentazione relativa alla situazione gestionale  finanziaria vedere http://www.bbc.co.uk/annualreport/download_exec.shtml). L’emittente inglese trasmette in tutto il mondo per oltre 120 milioni di persone e in 38 lingue, grazie a una vasta rete di trasmettitori, sedi e personale. Le notizie dal mondo sono prerogativa del canale BBC World news (http://www.bbcworldnews.com), che trasmette h 24 in più di 200 paesi, con redazioni stabili persino in luoghi che soffrono ricorrenti crisi (vedi BBCsomali.com in lingua somala). Un gruppo che da molto all’Informazione e ai paesi più piccoli, solitamente lontani dall’interesse dei media degli altri paesi: l’Africa ha diverse sedi della BBC (tra le quali BBC Hausa in Nigeria o la BBC Great Lakes) tutte in lingua madre.

Italia: giornalismo e informazione nelle crisi umanitarie

Parlare di ciò che accade lontano dall’Italia non riveste certamente l’unico mezzo per analizzare e far conoscere le crisi “umanitarie” agli italiani. È importante quindi, riallacciare il soggetto del mio articolo con l’impostazione dei media italiani, circa il modo di rappresentare l’immigrazione clandestina e l’impatto che questa ha per la struttura economica e sociale della penisola. Una crisi umanitaria non rispetta, né i confini naturali, né i confini di stato, ed è per questo che riflettere sull’Informazione fatta dai giornalisti e editori in Italia, è anche riflettere come le notizie provenienti dai paesi d’origine dei migranti possono circolare in modi nuovi e più indipendenti. Un’ interessante documento intitolato “Ricerca nazionale su asilo e immigrazione nei media italiani” (fonte- http://www.unhcr.it/news/dir/91/view/733/ricerca-nazionale-su-immigrazione-e-asilo-nei-media-italiani-73300.html), pubblicato a dicembre 2009 da un gruppo di ricerca della Facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università La Sapienza di Roma, fa chiarezza sul “problema del problema” esposto sopra.
Adesso è venuto il momento di parlare della società concessionaria in esclusiva del servizio pubblico radiotelevisivo: la Rai.
Deve essere gratificante per l’Italia avere professionisti che ogni ora del giorno raccolgono e parlano delle notizie di ogni luogo sul nostro pianeta. La RAI è presente all’estero con undici sedi di corrispondenza: tra le quali  l’Africa, il continente indiano e il Sud America. C’è un problema però: il rischio della chiusura delle 5 sedi di corrispondenza di Beirut, Il Cairo, Nairobi, New Delhi e Buenos Aires, paventato da Ennio Remondino nella veste di fiduciario sindacale dei corrispondenti esteri (così come riportato su un articolo del 04 febbraio 2010 dal sito www.politicanigrizia.it). I costi complessivi per la gestione delle sedi è stimato in circa 700 mila euro all’anno. Il canale all-news “RAI NEWS 24” (oggi solo Rai News) è lo strumento più innovativo per la RAI, riguardo alla diffusione capillare dei “microfoni” sul territorio nazionale e internazionale, per aggiornare h 24 il telespettatore: è così importante il ruolo svolto da questo canale, che gli italiani hanno molte difficoltà a seguirlo sul digitale terrestre (la mattina presto fino alle 07:30 è sul canale analogico). Sulla questione tecnica che ha causato diversi problemi e molte polemiche leggere l’articolo sul sito http://www.mcreporter.info/tv/rn24.htm. Insomma penso che l’Italia debba contribuire di più, a proposito d’ Informazione pubblica, ad una capillarizzazione delle tecnologie informatiche e delle telecomunicazioni sul proprio territorio per evitare problemi tecnici, che irreparabilmente vanno ad alimentare il falso “mito” della censura dei mezzi d’informazione che sempre di più aleggia nel paese. Nella vostra bella penisola avete anche una nota società cooperativa: l’Agenzia Nazionale Stampa Associata con sede legale a Roma (http://www.ansa.it/prodotti/agenzia.jsp.) L’ANSA è un soggetto privato, composto da 34 soci editori dei principali quotidiani nazionali (Mondadori, RCS Quotidiani, il Giornale, Gruppo Editoriale L’Espresso, L’Arena, La Stampa, Il Tempo, Bresciaoggi, La Repubblica, L’Unità, Corriere della Sera e tanti altri). La presenza dell’Informazione sul territorio italiano è assicurata da 22 sedi, mentre nel mondo l’agenzia è presente in 79 località di 74 paesi. Un ottimo e agguerrito concorrente per la RAI e le altre società radio-televisive, considerando il fatto che questa agenzia, insieme a molte altre agenzie d’informazione italiane (vedere http://www.ipse.com/agenzie.html), contribuisce alla maggior parte delle notizie che vengono poi riportate dalla stampa e dai servizi giornalistici nei telegiornali (alle volte con un evidente copia-incolla): una specie di auto concorrenza a ben vedere. Altro soggetto privato che si attaglia al mio modello “In e Out”, molto di più che della RAI, considerando la disponibilità finanziaria dell’ANSA e la sua maggior presenza all’estero; inoltre a differenza della RAI, questo tipo di agenzie presenta una capacità logistica e una snellezza sistematica senza paragone rispetto ai vincoli che hanno le società a controllo pubblico.
(Continua…)


foto: http://azzurrablog.files.wordpress.com/2010/06/giornali.jpg

Andrea Alamanni

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