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Grazie al lavoro di Legambiente Veneto e dell’ Università Iuav di Venezia il Veneto ha una mappa del «malessere territoriale» che mette in evidenza le condizioni di sofferenza e di conflittualità locale e i progetti e le scelte urbanistiche che hanno determinato queste situazioni. Il coinvolgimento dei circoli locali di Legambiente e dei Comitati ha reso possibile uno scrupoloso lavoro di raccolta dati, consentendo di  tracciare un quadro abbastanza articolato della situazione regionale.
L’Atlante, primo passo di un’attività di monitoraggio permanente,  attraverso l’osservazione costante sul territorio veneto potrà dare informazioni utili a svolgere un’azione di informazione, riflessione critica e collaborazione tra i soggetti coinvolti e di tutela del territorio.
Fino ad ora sono stati schedati 49 conflitti nelle province di Venezia, Padova, Vicenza, Verona, Rovigo e Treviso. Il fenomeno, come si può dedurre dal numero dei conflitti rilevati fino al momento attuale, è esteso e richiede una costante attenzione. Le informazioni raccolte nelle schede permettono di conoscere dati relativi alle opere contestate, alle motivazioni dei conflitti, alle forme di manifestazione assunte, al numero di persone coinvolte ma anche al colore politico dei comuni interessati e alla qualità dell’informazione data dai mezzi di comunicazione.

Dei 49 conflitti schedati, 41 sono ancora in atto e 8 sono stati classificati come conclusi. Sono stati distinti nelle seguenti categorie:
•    12 sono legati alla realizzazione di strade o opere infrastrutturali,
•    5 sono relativi a fenomeni di inquinamento (elettromagnetico, aria, acqua),
•    16 sono proteste legate ad espansioni di diverso tipo, residenziali, commerciali, produttive, aree portuali, sostanzialmente progetti (alcuni in fase di realizzazione) anche di grande dimensione che minacciano il paesaggio e consumano suolo libero,
•    4 riguardano in vario modo la questione rifiuti (si va dal trattamento degli stessi, alla bonifica dei suoli inquinati, all’ampliamento di una discarica esistente per rifiuti non pericolosi),
•    3 sono legati ad attività di escavazione o di trattamento di materiali di scavo in aree ad alto valore ambientale,
•    7 sono connessi a progetti che hanno un alto impatto su aree verdi già previste negli strumenti di pianificazione e destinate a parco pubblico urbano ma che nel tempo sono diventate appetibili per la loro localizzazione e per le loro potenzialità di trasformazione,
•    2, infine, sono conflittualità legate ad esempi di pianificazione di scala vasta che coinvolgono diversi comuni: il primo in un progetto di piano d’area metropolitano, il secondo in un piano ambientale.

Il lavoro fin qui svolto ci consente di affermare che il numero di conflitti ed il numero di comitati attivi sottolineano un interesse permanente nei confronti delle questioni ambientali, ma è anche motivo di preoccupazione perché fa pensare che le dinamiche di sviluppo territoriale e di uso del territorio che si sono creati  in Veneto negli ultimi decenni abbiano avuto un ruolo significativo nel fenomeno che si sta manifestando.
Inoltre, la conflittualitĂ  va letta come una richiesta di partecipazione, di coinvolgimento nei processi di trasformazione territoriale, di volontĂ  di poter incidere sulle scelte che hanno ricadute dirette sui cittadini e sulla qualitĂ  del vivere, oltre ad essere una dichiarazione di una mancanza di fiducia in una classe politica che ha progressivamente perso la sua capacitĂ  di rappresentanza.

Cinzia Inguanta

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