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Il 28 luglio a Venezia nell’aula consiliare di palazzo Ferro-Fini, sede del Consiglio regionale del Veneto, i sistemi sanitari e le politiche sociali dei diversi Paesi europei hanno misurato punti di forza e criticità, risorse e sostenibilità di fronte alla sfida dell’invecchiamento demografico.
In Veneto il 20 per cento della popolazione utilizza il 70 per cento delle risorse sanitarie, mentre il 50 per cento si limita a utilizzarne appena il 3 per cento. Un’applicazione anche massiccia dei ticket agli assistiti quasi sicuramente non avrebbe alcuna efficacia nel regolare la domanda di salute né nel garantire maggiori risorse al sistema, dato che gli anziani sono esenti dal pagamento del ticket. Sta in questi dati la grande sfida creata dall’intreccio tra crescente invecchiamento demografico, che fa lievitare le domande di salute, e sostenibilità economica del sistema sanitario in tempi di crisi economica e recessione.
L’iniziativa è della commissione Sanità del Consiglio veneto, presieduta da Leonardo Padrin (Pdl), che ha invitato i massimi esperti dell’Osservatorio europeo per i sistemi e le politiche sanitarie, che ha sede a Bruxelles e che in questi giorni sta tenendo la quinta edizione della “Summer school” a Venezia nell’isola di San Servolo, a fare il punto con i massimi responsabili della politica sanitaria regionale e delle aziende territoriali sulle soluzioni fornite dai diversi sistemi sanitari ai problemi e alle esigenze di una società che sta velocemente invecchiando. Dal confronto su scala europea tra sanità regionali l’Osservatorio intende ricavare indicatori sulla prospettiva del welfare europeo, punto di forza dei Paesi più sviluppati e pilastro dello sviluppo della società europea, ma attualmente rimesso in discussione dalla crisi economica e dalla forte contrazione delle risorse pubbliche. Alle “diagnosi” sul welfare regionale ed europeo gli esperti dell’Osservatorio hanno fatto seguire anche le loro “ricette” per migliorare l’efficienza del sistema sanitario ottimizzando l’orientamento delle risorse: la prima indicazione è quella di privilegiare l’assistenza primaria (medici di base e servizi territoriali) e l’assistenza integrata, valorizzando telemedicina e nuove tecnologie. Per recuperare efficienza e qualità il modello veneto, suggeriscono gli esperti dell’Osservatorio, bisognerà seguire linee-guida e protocolli di cura, ottimizzare le capacità professionali di medici, infermieri e operatori (nella cura dei malati cronici, spiega l’Osservatorio europeo, sono più bravi gli infermieri dei medici), razionalizzare la rete degli ospedali e dei relativi servizi specialistici, incentivare anche dal punto di vista economico i medici più bravi, anche quelli di base e gli ospedali migliori, responsabilizzare i cittadini lasciando loro la libertà di scegliere i professionisti e le strutture dove farsi curare.
Al momento, al di là di queste belle dichiarazioni d’intenti ricordo come in realtà la sanità veneta abbia un buco finanziario di un miliardo che dovrà essere appianato dalla Regione Veneto entro 25 anni e di come i tagli alla sanità abbiano colpito in particolar modo proprio le fasce più deboli: anziani e disabili.

Vedi anche: Regione Veneto: retromarcia su cure palliative e hospice

Cinzia Inguanta

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