Come spesso accade in politica, una cosa sono i proclami e le dichiarazioni di un partito e altro i veri obiettivi non dichiarati.
E’ il caso dei leghisti ai quali va riconosciuto il merito, grazie alle recenti sparate contro l’unità d’Italia, la bandiera e l’inno, di aver dato una scossa vigorosa a un sentimento nazionale che s’era un po’ assopito, facendo rinascere nella gente interesse e passione per i simboli e i valori del Paese.
I seguaci veronesi, sempre tra i più zelanti, non si sono sottratti alla linea dettata dai sommi capi e un giorno bruciando l’effige di Garibaldi, un altro uscendo sgangheratamente dalle aule istituzionali pur di non sentir cantare “fratelli d’Italia”, stanno alacremente contribuendo alla rivalutazione di quello che dannunzianamente veniva definito “l’italico sentire”.
Non ci fossero loro, a insultare i sentimenti della maggioranza della popolazione, l’anniversario dell’unità d’Italia sarebbe passato quasi sotto silenzio.
Che ci sia una strategia occulta da parte dei padani per denigrare l’Italia a parole ma esaltarla nei fatti forse è tutto da dimostrare, ma bisogna ammettere che ha funzionato.
E di questo bisogna ringraziarli.


























